Buletin Academia

Ël Buletin ëd l’Academia: përché?

Për rësté an cuntat cun ij Piemuntèis ch’i l’avìu ancuntrà an vaire part dël mund, vers la fin dël Neuvsent i l’uma pensà bin d’afianché a l’Arvista dl’Academia ‘n Buletin ch’a trateìssa d’argument pì sempi e a la purtà ‘d tüti.

An prinsipi ij vaire test an piemuntèis a j’eru cumpagnà da la tradussiun an ün-a dle lenghe forte: italian, castijan, fransèis o anglèis.

Dai cument ch’a sun rivane i l’uma capì che ‘s füjèt a l’era apressià e che ij letur a smijavu pì anteressà al piemuntèis che a j’aute lenghe. Antlura i l’uma pensà dë scrivlu mac an piemuntèis, ma duvrand na grafìa sempia e acessìbila a tüti cuj ch’a sun ëstait alfabetisà an italian o an castijan.

Bin che destinà ai Piemuntèis ch’a vivu fora d’Italia, ël Buletin a l’ha avü na bela riussìa co a Turin. An efet cule poche përsune dë sta sità ch’a l’han ricevülu a l’han fane ‘d futucopie për j’amis e custi a l’han fait l’istess, an manera che ste quat pàgine a sun lesüe da na patela ‘d gent. Cosa ch’i sarìu mai pì spetasse.

Il Buletin dell’Academia: perché?

Per restare in contatto con i Piemontesi che abbiamo incontrato in molte parti del mondo verso la fine del Novecento, abbiamo pensato di affiancare a l’Arvista dl’Academia un Buletin che trattasse di argomenti più semplici e alla portata di tutti.

All’inizio i diversi testi in Piemontese erano accompagnati dalla traduzione in una delle lingue forti: italiano, castigliano, francese o inglese.

Dai commenti che ci sono arrivati abbiamo capito che il Buletin era apprezzato e i lettori erano più interessati al Piemontese che alle altre lingue. Allora abbiamo pensato di scriverlo solo in Piemontese, ma usando una grafia semplice e accessibile a tutti quelli che sono stati alfabetizzati in italiano o in castigliano.

Benché originariamente destinato ai Piemontesi che vivono fuori dall’Italia, il Buletin ha avuto un grande successo a Torino. Infatti le poche persone di questa città che lo ricevono ne fanno fotocopie per gli amici, i quali fanno lo stesso, cosicché queste quattro pagine siano lette da molte persone. Cosa che non ci saremmo mai aspettati.

Note sull’autore

Dopo aver terminato gli studi presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Torino, Bruno Villata, si è trasferito in Canada dove ha ottenuto il Ph.D. in Linguistica all’Université Laval di Québec. Insegna presso università canadesi dal 1973. Oltre all’insegnamento si interessa di lingue in contatto, dell’insegnamento dell’italiano all’estero, dell’emigrazione italiana in Canada e anche del piemontese. Le sue ricerche sono condensate in numerosi articoli e in una trentina di volumi, gli ultimi dei quali sono: Les Piémontais du Québec 1665 – 2008 (2008) e L’italiano parlato a Montréal (2009). Forte delle sue conoscenze linguistiche che abbracciano i principali idiomi europei, tra cui tutte le lingue romanze ufficiali, Bruno Villata ha affrontato lo studio della lingua piemontese partendo dalle origini, cioè da I Sermoni subalpini del secolo XII e dalle farse dell’Alione, per arrivare alla parlata dei nostri giorni.

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